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lunedì 18 luglio 2016


Mi sono svegliato con indosso una tristezza infinita. Mi sono seduto sul terrazzo e ho aspettato. Avevo voglia di scrivere. Non so cosa. Ma qualcosa che mi spiegasse il motivo di questa mia tristezza. Il mondo e una, spero, piccola parte della mia vita va a fuoco, ma ostinatamente provo a dirmi che tutto va bene. Tutto deve andare bene. In fondo la mia positività mi ha sempre aiutato.     Mi aiuterà anche questa volta. Ma forse è meglio non dirsi niente, non scrivere niente.  Stare zitti e ascoltare musica è quello che devo fare. Sentire dentro quella fiamma che brucia e non si placa.   Ecco quello che devo fare.
Poi mi dico che il solo modo di lenire questa mia tristezza è quello di aggrapparmi alle due giornate positive di questo merdoso luglio. San Siro e il Circo Massimo.
Sono stati due pugni nello stomaco che mi hanno strattonato e mi hanno detto d’esser ancora vivo. Emozioni forti. Quelle dove cerchi gli appigli giusti per non cadere. Quelle che proprio non ti aspetti.

Parti da casa e ti dici “cazzo l’hai visto ormai molte volte, lo ascolti dal 1975, cos’altro potrà mai darti?”   Poi, dopo lunghe interminabili file, appelli, numeri, insolazioni e acqua a fiumi nel corpo e sulla testa, risate fra brothers cazzari ..entri nel pit e ti ritorna la tachicardia. E la stessa aumenta quando inizia. Ti comprime il petto per tutto il concerto e non ti lascia. Respiri a fatica. Ma salti fino allo sfinimento. Ti dici che sei un cazzone e che il tuo tempo è finito. Ma stai li e salti e gridi come un forsennato, quasi a voler far uscire tutta quella rabbia che hai in corpo. E canti a squarciagola quelle canzoni che sono perfette per i tuoi sogni e di tutte le nostalgie che ancora nonostante tutto, tieni racchiuse dentro di te. Canzoni per chi si sente soffocato e deluso da questo mondo, che ti afferrano e ti rovesciano, sul lato opposto dei tuoi veri sogni. Che tenerezza che mi ha fatto Bruce alla fine del concerto di Milano. Quando esausto imbraccia la sua chitarra e canta del vestito di Mary che svolazza , della radio che suona Roy Orbison  e delle sue promesse infrante. Non posso descrivere le lacrime che ho pianto in quel momento. Ancora di più vedendo le sue. Continua a dire che ama le persone che lo seguono ed io sono sicuro che una persona quando fa le cose che gli piacciono è nel giusto. Mi fido di lui. Mi fido delle persone buone. Anzi mi fido solo di loro.Mi sono agitato come un bambino e come me, tutte le persone stipate nel pit fino a quelli del terzo anello.
Giuro di essermi sentito a disagio mentre tenevo le due mani dietro la nuca. Piangevo per lui, per me e per l’amore della mia vita che ho lasciato a casa nonostante lei avesse bisogno di me.

Poi ritorni a casa ed aspetti. Aspetti che passano in fretta quei 13 giorni per rivederlo nuovamente.
Riascolti quelle canzoni che ti hanno sempre dato la forza per andare avanti. Non posso farci nulla se non mi accontento di stare seduto ad ingrassare davanti alla tv per poi finire il mio tempo in colonna per entrare la domenica in un centro commerciale. Mi dico che io non sono cosi e tanto mi basta.
Intanto aspetti.

Prepari lo zaino. Prendi il treno. Ancora file. Ancora appelli. Ancora numeri. Stavolta li fai con nipote e nipotino al seguito. Ritrovi i tuoi “Brothers” ed il mondo ti sembra perfetto. Vorresti bloccare quell’istantanea ma sai che non puoi farlo. Ed allora il cuore incomincia a ribattere. Le palpitazioni aumentano. Il disagio mi assale sempre quando sono inquieto, quando capisco che devo assolutamente lasciarmi trasportare. 
Arrivano gli archi sul palco e sai che ascolterai nuovamente una delle tue canzoni del cuore . E sai che la serata ti servirà per mandar via un altro masso pieno di preoccupazione. E sai che la dinamite non ti mancherà. Per quattro ore cercherai di non penserai a nulla fino alla sbornia totale.  Per finire ancora con le braccia sulla nuca e a  nuovi liberatori pianti a dirotto Nuove lacrime ripensando a quell’incantesimo. Quello che mi ha legato a certa musica. A questa musica.

Ci sia rialza con le ossa rotte. La voce che fa fatica ad augurare il buongiorno prima ai tuoi nipoti e poi a te stesso. Incupisci e ti avvii verso i tuoi brother con cui farai il viaggio di ritorno insieme. I silenzi sono i sintomi che Bruuuuuce!! fa a tutti lo stesso effetto. L’astinenza viene placata da brani di concerti precedenti messi a manetta. Con quel filo di voce cerchi di cantare ma stranamente tutto diventa difficile. Solo il nostro capobranco Moretti sembra avere ancora la forza di gridare. Si cazzeggia. Ci si dice che questa sarà l’ultima. Ma sappiamo benissimo che saranno promesse infrante.
 
E poi ci trova sul terrazzo con questa malinconia addosso. L’animo svuotato. Vorresti ma sai che farai fatica a dimenticare tutto in fretta. Sai che ora devi far saltare altri massi e superare la prova più importante e che il ricordo di queste due giornate ti servirà a farlo. Per te e per la persona che ami.
Per te e per la sola persona con cui voglio invecchiare insieme. 

Come da bambino, voglio ascoltare solo le mie verità e raccoglierle al riparo di un mondo che soffia solo morte. Mi faccio forza e mi dico che qui siamo e qui ce la faremo. Da soli, come sempre. Con la musica nel cuore. 


Un abbraccio a tutti i Brother . Mauro , Paolo, Luca, Fabrizio, Jessica, Alessandro, Federico, Alice , Gianfranco e Davidino. E Mauro Frangi aldilà del pit. 

lunedì 2 giugno 2014

Cronaca di un viaggio : Crazy Dream


Non so se vi siete mai chiesti da dove vengono i sogni. Chi o cosa li genera Cosa rappresentano , che significato , ma soprattutto......di che pasta saranno fatti.?
Vi siete mai domandati che tipo di mondo è quello rappresentato nei sogni? Chi diavolo li governa? Chi decide che quel mattino dobbiamo proprio ricordare quel preciso sogno?
Non c’è nessun dubbio che il sogno appartiene ad un tipo di realtà diversa rispetto a quella che viviamo  da svegli. Non fosse altro perché nel sogno accadono cose che nella realtà diurna sarebbero impossibili.

Io me lo sono chiesto molte volte, senza trovare mai una risposta certa. Però li ho sempre associati a quelle caramelle morbide alla frutta di cui , ora non ne ricordo il nome. Una caramella associata ad un sogno ?
“Il mio crazy dream mi sta contagiando.”
E ora sto divagando un po’ troppo. Perché quello che volevo semplicemente dire è che il sogno che sto per raccontare ,  non appartiene a quel genere di  sogni fatti nel buio della notte nel proprio letto o in una camera d’albergo di non so quale posto sperduto del mondo.
Questo è un sogno nato all'interno di una cuffia. Una piccola cuffietta di quelle dei primi walkman.
Si è rintanato all'interno dei miei padiglioni auricolari e da li non è più uscito. E’ stato li nascosto ed ogni qualvolta che quel walkman prima/i pod dopo , cantava quel disco ( Welcome Here Kind Stranger) ..si rimetteva in moto qualcosa. Non so cosa. Ma era come se la giostra incominciasse vorticosamente a girare senza vedere alcun filo elettrico attaccato ad una presa.

Era il 1979 , quando Paul Brady, ha dato il benvenuto ad uno sconosciuto che si è avvicinato alla sua musica. E da allora che quel “Crazy Dream ” aspetta di essere appagato. Non ho avuto fretta. Pazientemente l’ho tenuto nascosto nei meandri dei miei padiglioni auricolari e li è rimasto dormiente.
Le vicissitudini della vita , purtroppo non vanno di pari passo con i nostri  desideri, tanto che quel sogno , in quel cassettino del cervello , c’è rimasto chiuso per oltre 35 anni.
Finché non si è presentata l’occasione propizia : Alcuni mesi fa' , il mio amico Francesco , mi propone il viaggio a Londra.  Io decido il mese.  Maggio ( 25° del mio matrimonio). Ed il fine settimana . Dal 15 al 18. Il 16 perché la mia amica Londinese Maria compie 50 anni , e il 17 ,  perché c’era il concerto che aspettavo da sempre. Paul Brady all’Union Chapel.  Fine settimana perfetto. Tante coincidenze insieme non possono non fare un gran fine settimana.

Si compra il biglietto d’aereo. Si prenota l’albergo ed infine si comprano i biglietti del concerto. Loro partono da Venezia noi da Milano . Incontro a Baker Street. Si vuole tenere segreto il nostro piano ad Antonella e Tamara. Ma come al solito non sapendo tenere segreti di questa grandezza , sono stato subito scoperto. 
Nella mia stanza avevo già fatto tutti i miei piani. Oltre al mio grande crazy dream , c’era qualche altro sogno da realizzare:
·       Sedersi su una panchina a Soho Square. Non una qualunque ma quella con la targhetta in memoria di Kirsty Mc Coll.
·       Attraversare le strisce pedonali difronte gli Abbey Road Studios.
·       Andare per mercatini e riuscire a trovare qualche rarità in vinile.
·       Bere una bella pinta in uno dei pub londinesi del centro.
Insomma “assaggiare” in un fine settimana tutto quel mondo che mi sono creato sin da ragazzo al chiuso della mia stanza.  
Quattro lunghi mesi ad aspettare il giorno della partenza. Finché questa, è arrivata.

Si parte in ritardo. Incominciano a saltare da subito tutti i piani perfetti che mi ero fatto. Ma in tutti i piani perfetti , lo so , c’è sempre una crepa. Si arriva in centro Londra con quasi due ore più tardi previsto.                                               I miei amici stavano li ad aspettarci già da un pezzo. Nei loro abbracci si stempera tutto. L’incazzatura si scioglie come un ghiacciolo appeso al posto di un kebab. Ero contento di “Vederci Insieme” . Più contento , di aver fatto loro conoscere la mia amica londinese.
Si cena a casa sua. Poi in albergo….domani sarà una lunga giornata.

Ricca colazione inglese e si parte . Il tempo ci grazia. Insolite giornate calde, per il clima instabile Londinese. Si incomincia a visitare i grandi monumenti . Poco dopo mezzogiorno , si entra in una Soho Square strapiena di persone che consumano il loro pranzo. Sono dappertutto. Prati e panchine strapiene. C’è ne sono tantissime ma io ne cerco solo una. Finché alla fine la trovo. Era Occupata ai lati , ma al centro spiccava la targhetta dorata che cercavo. Mi fermo. La fotografo. Mi siedo e penso alla sfortunata Kirsty……

Si ricomincia a camminare. Si mangia qualcosa da un cugino della mia amica. Al tavolo , si parla. Provo ad estraniarmi come a volte faccio per fotografare meglio il momento. A volte ci sono certe cose che sono in grado di fissare alla perfezione. Lo faccio per riuscire a capire nel miglior modo possibile lo stato  d’animo delle persone che mi stanno accanto. In quello strano momento mi sentivo pervaso da un sentimento di rara bellezza, perché vedevo i miei amici  , piacersi e sorridere. Vedevo la loro giovinezza interna venir fuori , sfrontata e piena di energia , quella che ti fa' somigliare ad un sole con i raggi che ti esplodono dentro e poi ….non importa cosa ne viene fuori.
..Bisogna proteggere le buone amicizie . Loro sono come i fiori e richiedono condizioni metereologiche tranquille per diventare robuste in modo da evitare il rischio di essere sdradicate al primo forte vento. Queste si consolidano nel tempo. Soprattutto quando si riesce a confessare e condividere gli aspetti meno brillanti della propria personalità. E anche quando , parlando , si riesce a ridere , come hanno fatto  loro , di un altro mio sogno , finito nel peggiore dei modi.  Ecco, dovessi decidere il momento più bello della mia vacanza a Londra. Sceglierei quello. Nonostante il mio sogno che frulla dal 79. Sceglierei quello.
Il pomeriggio , c’era da attraversare le famose strisce.
La serata continua con una bella pinta in un pub in centro e  finisce in un ristorante cinese . Al rientro in albergo , ero felicissimo di aver esaudito tre dei miei sogni. Me ne mancavano ancora due . Ma per quello dovevo attendere ancora qualche ora.
L’indomani , giornata mercatini. Portobello prima. Camden Market , all'ora di pranzo. Fish & Chips , obbligatorio. Con il mio amico Francesco, passiamo un po’ di tempo in una bancarella di vecchio vinile. Ma non c’era nulla che io non avessi già. Naturalmente di quello che mi piaceva. Un disco però lo trovai ,  uno di quelli mancanti della collezione di Dave Swarbrick. Francesco vuole farmi un regalo ed io ricambio con un bel boccale di birra. Si rientra in albergo per una doccia e prepararsi per il grande incontro.
Si arriva alla Union Chapel , un po’ presto. Si ammazza il tempo , bevendo un caffè e mangiando muffins. Poi troviamo la fila . Ordinatissima. E penso alle lunghe disordinate file Italiane. Entro in un piccolo tempio della musica acustica a Londra in punta di piedi.                                                                                                     E Questo quello che mi si presenta……


Si aspetta. Alcuni discutono per posti occupati abusivamente nelle prime file. Poi alla fine riescono a mettersi d’accordo.

Incomincia Lisbee Stainton . Una gradevolissima sorpresa.


Poi sale sul palco il grande Paul.


Quasi mi tremano le gambe. Scherza e la gente ride di gusto . Un vero peccato non sapere bene l’inglese. Capito poco ma riso insieme a lui , di riflesso. Tutto in acustico. Un solo microfono lontano dal suo viso amplificava la sala. Acustica perfetta. Voce da brividi.
Incomincia con pezzi del nuovo disco. Poi alcuni suoi classici. Finche non arriva The Island. Sentita milioni di volte. Lui , il piano e il buio che pervade la chiesa. Sembrava di stare in paradiso. Poi riprende il suo repertorio abituale. E tutto scorre in maniera cosi naturale e confidenziale , tanto che sembra stia suonando nel salone di casa mia. Io che gli offro il caffè mentre lui chiede di mangiare gli spaghetti….(!)
Sale sul palco Lisbee e cantano insieme Wheel of Heartbreak. Fantastici. Fino alla botta finale. Lakes on Pontchartrain. Esco sensibilmente emozionato. All'uscita conosco Lisbee e compro i suoi dischi. Faccio per uscire  ma rientro immediatamente . Avevo  dimenticato di farmeli autografare….                                                                        





Si rientra in albergo fra sirene di polizia e bottiglie di birra ovunque per via dei tifosi dell’Arsenal. Avevano vinto la coppa d’Inghilterra. Beati loro. E fra milioni di lattine e bottiglie di birra sparse per le strade ,  finisce questa serata e il compimento del mio "Crazy Dream".

Il giorno dopo , si gira un po’ in centro. Incontro mia nipote , anche lei in vacanza . Si mangia in un ristorante Brasiliano e ci si avvia mestamente verso il treno che ci porta all'aeroporto.                                                           

Ancora una volta l’aereo per Milano è in ritardo.



Ci avviamo verso la notte , lasciandoci dietro il chiaro del nord.


E li …fra queste immense nuvole ovattate che ho lasciato il mio “Crazy Dream comes true ”.  

domenica 14 luglio 2013

Corsia 8


Roma 2013,  Corsia 8
Abbracciato al mio zainetto con le lacrime agli occhi , mentre sentivo Thunder road nel catino di San Siro , ti ho fatto una promessa. (The promise). Ti ho dato un arrivederci a Roma. E a Roma , sono venuto a trovarti. Promessa mantenuta. Sette lunghe ore in un pullman strapieno. Ho costretto anche Tamara a seguirmi. No , lei non c’era . Ancora una volta non ha voluto conoscerti. Tutto il pomeriggio , sulla spiaggia , non ho pensato ad altro. Aspettavo solo che arrivasse un po’ prima della mezzanotte , orario di partenza.  Saliamo e prendiamo i nostri posti. Di fianco a noi , un signore , pancione che fuoriusciva dalla maglietta  due misure più piccola. (tipo Verdone emigrante al voto in Italia) .  Mannaggia a lui , si è messo a suonare il sax. O forse era la tromba. O il trombone? Un Ronf Ronf molto fastidioso. Non riusciamo a chiudere occhio. Decido che quella musica , non era la stessa per cui stavo  massacrandomi i cosiddetti per sette ore su questo torpedone e mi infilo le cuffiette. Metto , manco a dirlo un mega mix , che feci l’anno scorso. Titolo “Il mio concerto ideale”. Mentre sceglievo i brani ero partito con tutte le buone intenzioni di mettere i soliti 30/33 brani , alla fine c’è ne sono voluti 45. E non riuscivo a scegliere quale eliminare .Come se Bruce potesse avere ancora la forza di fare oltre le cinque ore di concerto. Cretino d’un fanatico. 

Mi carico e riesco ad attraversare la notte . Alle porte di Roma , il concerto si sentiva da solo nelle mie orecchie. Mi sveglio pregustando l’alba di questa grande giornata. L’afa romana si fa' sentire anche se sono appena le 6.40 del mattino.
Trovo mio fratello ad aspettarmi. Mi accompagna a fare colazione al bar del mio compagno di concerto. Mio nipote. Primo concerto del Boss. Il primo con lo zio fanatico.  Lo trovo dietro il suo bancone del bar. Mi vede e come due cretini ci mettiamo a saltare. Lunga è la giornata che ci separa dal concerto. Ci vogliono molte calorie per avere la forze di saltare tre ore . Ricca colazione, quindi . Visitiamo Roma. Mangiamo da fare schifo e andiamo a riposarci. Verso le cinque , ci avviamo dalla Prenestina in direzione Capannelle. Il cielo non promette niente di buono. Parcheggiamo a fatica a  circa un km dall’entrata.  In una via , di un paese che ha visto la mia nascita. Via San Giovanni in Fiore (Comune della Calabria) A Roma ? Roba da non crederci !.  

La fila ai cancelli sembra un labirinto da bestiame affamato. Entriamo e per arrivare sotto palco ci son voluti altri dieci minuti di cammino . Le forze devo lasciarle per arrivare sottopalco o per saltare? Maledetti. Provo a chiamare  il mio amico Mauro. Spero di trovarlo in mezzo a questa bolgia. Fatto. Fortunato . Ci beviamo una birra  e prendiamo postazione. Mi fa' conoscere  la sua compagna. E passiamo il tempo che ci separa dal via a parlare di altri concerti e musica. Mio nipote ascolta due invasati . L’integralista ( o come dice lui il purista della musica)  Mauro, non sopporta l’apertura al palco di Bruce ad altri artisti. L’organizzazione ha voluto far aprire il concerto ad un gruppo di ragazzi romani The Cyborgs . Le maledizioni sono tante. Io invece , applaudo. La luce del giorno scende piano piano , regalandoci un  tramonto da favola. Suggestivi sono gli aerei che ci passano quasi sopra le nostre teste al ritmo di uno ogni 5 minuti . Facciamo scommesse sull’inizio del concerto . Perse entrambi . Poi facciamo scommesse sui brani che vorremmo sentire. Mauro,  Rosalita . Io , Roulette. Accontentati nel corso della serata , entrambi.
Morricone ( che leggo il giorno dopo sui giornali era dietro al palco) dà sempre i brividi e l’inizio è da antologia. Gli spiriti della notte  , Spirit in the night , aprono il concerto ….ed è subito braccia al cielo. “ Can you feel the spirit?" grida la sua voce possente  fuori dal palco. E il suo popolo risponde con tanti cuori rossi disegnati . E capisco che la serata si preannuncia devastante. Mi giro a guardare i compagni di concerto e incomincio a saltare e cantare. All night , All Night. Stanotte , mi sono promesso , non voglio oranghi sulla schiena. Stavolta voglio  liberarmi  di tutto. My Love Will Not Let You Down Badlands , Death to My Hometown  vanno via con un energia davvero contagiosa. Poi il ritmo cambia. Anzi , aumenta e ai primi accordi sembro  un ’esaltato. Posseduto. Grido verso i compagni di concerto ,  Rouletteeeeeeeeeeee.  E il rullare della batteria di Max subito dopo l’attacco della chitarra di Bruce sono un dardo che mi colpiscono direttamente al cuore. Salto e pregusto la mia vincita . Birraaaaa.  Poi assoli virtuosi di chitarra per Lucky Town. Le richieste si fanno avanti e Bruce ne prende cosi tanti di quei cartelli che i musicisti lo guardano con gli occhi di chi sentono una serata da straordinari. Attacca con Summertime Blues  poi  Stand on it , Working on the Highway , Candy’s room  e She’s the one. Ed il prato si trasforma in una discoteca . Brillant Disguise riporta la calma. Ad ogni brano ho provato a chiamare il mio amico Franceschino. Volevo fargli ascoltare qualcosa , come lui aveva fatto con me al concerto di Ginevra. Su Brillant, trovo però la mia Tamara. Alzo il telefono per qualche minuto per fargliela ascoltare.
Nell’oscurità della fine , parte  Kittys back , e ci porta tutti oltre la musica. Ci fa' davvero capire la bravura della E Street band. Sedici minuti in apnea. Dove la fusione della musica non conosce davvero confini. Tutto semplicemente bello. Troppo. Non contento attacca Incident on 57th Street  , fino alla fine della mia vittoria della scommessa. Bruce attacca Rosalita ed io mi volto a guardare Mauro , sopra la nuvoletta. Sentita una sola volta in concerto. Mio nipote , non conosce questa serie di brani. E ci guarda stranito. Gli dico che sta assistendo ad un concerto fuori dal comune e che deve davvero ritenersi fortunato ad incominciare  cosi. Gli dico , ci manca solo NYC serenade …….. e senza neanche farmi finire ecco che Bruce zittisce tutti. Roy attacca col suo pianoforte . Guardo dietro e chiedo lumi a Mauro. Gli chiedo se stesse facendo Lost in the flood. Ma al primo attacco di chitarra acustica di Bruce capisco subito . NYC SERENADE , incornicia una serata da libri di storia. Grandiosa , con gli archi di una grande  orchestra “Roma Sinfonietta” . Venuta fuori dalla semioscurità del palco. Avrei voluto avere Tamara vicino per stringerla . Non si può ascoltare da solo questa canzone. Mai . Bella da morire. Un crescendo di emozioni una dopo l’altra. Una dopo l’altra man mano che gli archi entravano a far suo il brano
..Sono un giovane uomo e parlo a voce alta, sì, vado davvero fiero di te Perciò scuotitela di dosso, perciò scuotiti di dosso la tua vita di strada, scrollati  di dosso la tua vita di città . E salta sul treno, salta sul treno della notte, saltaci sopra, salta sopra il l treno.

Difficile riprenderci dopo questo. Dieci minuti , e ci ha messi tutti ko. Bruce sa essere davvero un grande pugile , quando vuole. Avrebbe dovuto finire cosi il concerto. Saremmo andati a casa pieni di gioia. Ci son voluti quasi oltre 30 anni e molti concerti per ascoltare NYC e mio nipote al suo primo , l’ha ascoltata. Cazzo che fortuna.
Ma siamo solo al sedicesimo brano e Bruce sa che il pubblico italiano è abituato bene.  Shackled and Drawn Darlington County , Bobby Jean , Waitin' on a Sunny Day , The Rising , Land of Hope and Dreams , conclude il concerto. 
Ma nessuno si muove di un millimetro. E come da copione già scritto attacca il suo finale da cardiopalma. Finale che ha visto salti continui e continui svenimenti , da parte dei vicini.  E la voce andava per i cazzi suoi. Mentre i piedi non stavano fermi neanche legandoli. Peccato , poco spazio. Pochi balli.
Una dopo l’altra  , Born in the USA , Born to Run , Dancing in the Dark ( con il solito siparietto. Telefono alla mia amica ballerina per fargliela sentire. Ma neppure lei risponde )  , Tenth Avenue Freeze Out ,Twist and Shout e una Shout interminabile ci massacra per bene . Saluta tutti i componenti della band. Può essere davvero fiero della sua E Street , lui fa' per andarsene ma rimane schiena al pubblico prima del gradino. Non può andare via. La mia promessa è stata mantenuta. La sua deve ancora mantenerla.
Thunder Road mi riporta abbracciato al mio zainetto e alle nostre promesse mantenute. Braccia sulla testa e singhiozzi smorzati. Il cerchio si chiude e con lui uno dei concerti più belli mai visti.
Accompagniamo Mauro e Mariarosa in albergo .  Non abbiamo voglia di rientrare a casa e giriamo in una Roma notturna bellissima . Chiusura ideale di una delle giornate più belle della mia vita.
L’indomani mi sveglio senza voce.  Gianfranco non fa' altro che parlare del concerto. Gli dico che questo è l’effetto Boss. E che l’unico antidoto è riascoltarlo e riascoltarlo e riascoltarlo ancora. Il torpedone che ci riporta a casa è pronto sulla corsia 8. Ci mettiamo seduti e stanco mi riaddormento con Bruce nelle orecchie.
Con quel filo di voce rimasto , l’indomani sulla spiaggia non ho parlato d’altro.. 

venerdì 26 aprile 2013




Aprile 2012 - Benedetto stampo

Non ho mai scritto un racconto sulla cucina. Eppure ci abito da  oltre 35 anni.  Ho passato più tempo con i fornelli e i mestoli che con me stesso. Ho amato ed amo moltissimo questo lavoro ma ho sempre detto che la mia vera passione è stata ed è ancora oggi la “musica”. Una passione viscerale. Sicuramente , avrei dovuto mettere tutta questa mia visceralità nella cucina. Forse oggi sarei su tutte le riviste di gastronomia, ma , cosa ci posso fare se ho sempre voluto scrivere di musica anziché di cucina. Entrambe mi hanno scelto ed io ho scelto loro. Solo che la musica ha saputo far meglio il suo lavoro.  Ha saputo entrarmi dentro . Con questo non voglio dire che non amo fare quello che faccio, al contrario. Amo profondamente fare il mio lavoro. Ci sono state persone come il mio maestro, Ugo, che mi hanno impedito di non amarlo.
Ho sempre pensato alla cucina come ad  una metafora della vita. Mi piace pensare ad essa come al  regno delle trasformazioni. Non che nella vita mi piacciono le trasformazioni o peggio ancora i trasformismi. Anzi odio chi cambia casacca secondo la convenienza . Dicevo questo solo  per quello che la cucina riesce a fare . Infatti se ci pensiamo bene in cucina il freddo si trasforma in caldo. Il duro in tenero. Il crudo in cotto. L'insipido in saporito. Il secco in morbido. E potrei continuare ancora….
Pensare ad  elementi che da soli sarebbero cattivi e immangiabili come ad esempio il pepe, il peperoncino , le spezie o  le erbe aromatiche,  e che acquisteranno senso solo se usati nella giusta misura, rendendo gustosi i cibi che cuciniamo , dovrebbe, solo questo  far amare questo lavoro in maniera sconsiderata. Ci sono alcune considerazioni da fare su questo lavoro. Ad esempio , che  dovremmo imparare che ogni piatto risulta sempre diverso dagli altri. Unico. Nessun piatto viene mai allo stesso modo . Mai . Potresti farlo milioni di volte ma c’è sempre qualcosa di diverso. Attenzione, non dico più o meno buono, ma “ diverso”.  Il fattore ingredienti , rende questo , sempre un grande mistero . Lavorare buoni ingredienti non è ,  e non può mai essere come  i cibi prodotti industrialmente. Se ci avete fatto caso , hanno sempre lo stesso sapore. Anche comprati dopo anni. Sembra incredibile ma è cosi.  Nessun piatto, “cucinato” riesce sempre perfettamente allo stesso modo e a ciò bisogna abituarsi . Per il cuoco o per gli amanti della cucina dovrebbe essere la prima regola , proprio come nella vita , ogni giorno è diverso , anche se somiglia a quello passato.  Nella vita come in cucina si deve imparare a prendere le cose così come vengono e a cercare di fare meglio la prossima volta, imparando dai propri errori.
  
Tante sono le sfaccettature di questo mestiere . Un cuoco , ad esempio deve  sapere che lavorare in una cucina  , è come andare a passeggio ogni giorno con  l’adrenalina fatta a persona , sottobraccio . E che se non la sai dominare , è pressoché  impossibile servire i clienti che aspettano impazientemente seduti in sala . E brutto vederli , poi , addentare i grissini in bellavista nel cestino sul tavolo .  Il segno, anzi quel segno dovrebbe farti fare pace con la tua adrenalina. Portarla in una cella frigorifera , magari quella più fredda .Parlarci e sgozzarla se questo lo rendesse necessario .  Per questo , che dico sempre , che  è solo attorno ai fornelli che si possono osservare le diverse caratteristiche di personalità di un cuoco : Quello preciso. Quello meticoloso. Quello creativo . L'ansioso. Il tranquillo. L’egocentrico. Lo sbadato . L’Ubriaco. Il matto. Il permaloso . Il curioso. Il geloso…..

E' davvero un curioso lavoro questo. Tanto che vorrei davvero che tutti potessero passare almeno una settimana tra i fornelli di una cucina di un grande o piccolo ristorante o grande Albergo o cucina ospedaliera o collettiva o scolastica .  Penso che , quando andranno a mangiare in un ristorante apprezzerebbero meglio , quello che addentano prima con gli occhi e poi col palato . Insegnare loro l’ importanza ed il modo con cui viene offerto un alimento. Il sentimento e la cura  con cui bisogna  prepararlo.  E lasciarli a fine settimana con la capacità nel capire facilmente se un cibo è stato cucinato in modo sciatto e banale o, al contrario con cura e attenzione.

Fare le cose col cuore ed entrare in quello delle persone. Vivere la vita pienamente. Leggere. Ascoltare e fare musica . Dipingere.  Cucinare bene, come le altre cose appena dette,  è un'arte. Ai pochi corsi di cucina che ho fatto , ho sempre detto che quando ne si sente il bisogno ,  ci si dovrebbe ” dedicare “ un po' di tempo per prepararsi con amore qualche buon piatto anche se nessuno li mangerà insieme a noi. 

Da qualche tempo, la mia cucina si è rivolta verso una sola direzione . Verso i bambini . Penso che chiunque ha avuto a che fare con loro , sa che i giochi acquistati nei negozi sono per loro molto meno interessanti della possibilità di stare in una cucina a sporcarsi con la farina facendo la pizza o gli gnocchi . O a lavorare la pasta frolla con le formine a fare i biscotti. Lavorare con loro e fargli prendere coscienza del lavoro che ci vuole nel cucinare , penso che aiuti per primi i genitori e poi aiuti loro stessi a prendere dimestichezza con i fornelli per il loro futuro. Capire che il cibo ha un valore simbolico immenso. Ma che non ci nutriamo solo di cibo ma anche di affetti.

 Ho letto un libro , alcuni anni fa' , di Irene Frain . Non ricordo il titolo. Ecco , lei diceva ironicamente :
"Per quanto si sorvegli la vita come il latte sul fuoco, appena ti distrai un attimo, uscirà subito dallo stampo".

Ecco, dobbiamo cercare di aiutare i ragazzi dalla loro infanzia . Sorvegliarli per quanto è possibile. E per quanto è possibile non lasciare che cada una sola goccia di latte da quel benedetto stampo.

mercoledì 24 aprile 2013


Il mio telaino da corsa 24/04/2013
Sento che il mio telaino da corsa ,  pian pianino cerca di disarcionarmi . Sento che vuole mettermi fuoripista. Anche se le forze a poco a poco ricompaiono con mio grande sollievo. Il sentirsi completamente a pezzi che era una costante dal rientro delle vacanze di Natate , da alcune settimane, comincia a dissolversi. A parte l’influenza presa , la settimana scorsa , come un pivellino.
Come un freddo, costante inverno si dissolve al caldo della nuova stagione. Giorno dopo giorno stò  ritrovando la forza di correre . Cerco , invano , di  riprendere lentamente a correre come una volta. Beh! A dire il vero non proprio come una volta, anche se ogni volta che lo faccio mi sento meglio. Sto meglio con me stesso. Resisto ai continui disarcionamenti del mio corpo che esige che metta creme e unguenti per i miei polpacci , ogni qual volta che corro. Oggi no, non ne ho avuto bisogno . Da qualche mese ho migliorato la mia alimentazione , e questo mi dice che devo riprovarci . A parte questo strano periodo di m….  Dormo ancora poco, ma molto più tranquillamente. Oggi pomeriggio , subito dopo la seduta dal dentista , ho deciso di ricominciare. Le mie gambe , che di solito mi portano verso il treno , hanno scelto la strada più lunga. E dopo qualche chilometro a trotto , ho deciso di provare. Ho ancora i postumi dell’influenza , ma sentivo il bisogno di riprovarci. Alzo il volume in cuffia del mio ipod e metto il brano che può darmi la carica. E non può essere che lui.
E mentre correvo , pensavo e
mi chiedevo al perché mi piace cosi tanto. Correre. Pensavo che non sono mai stato un grande sportivo, non sono mai stato molto competitivo, anche se qualche corsa l’ho fatta , ma  il correre mi affascina . Mi ha sempre affascinato. Fin da piccolo ho cercato di distinguermi in qualche modo dai miei amici. Con le mani a fare botte,  non sono mai stato bravo. Sfortunato me , le ho sempre prese. Avevo paura degli animali , in particolar modo dei cani , (cosa che mi è rimasta ancora adesso) mentre ognuno di loro ne possedeva uno. Non avevo soldini in tasca per poter sostare nei bar . Restavo sempre fuori, mi stufavo e me ne andavo a casa.  Non sapevo giocare a biliardo , al flipper o al pallone. Ero sempre riserva . Non ero bravo a servir messa ne a cantare le canzoni insegnate al catechismo. Non ero bravo ad attaccar bottone con le ragazze. Anche qui, la punizione era, come sempre , stare da solo. Sparigliato. Non sono mai stato una coppia. Ero una scarpa sola .  Non sapevo nuotare quando si andava al fiume. Me ne stavo sempre a prendere il sole. Mi portavo sempre qualche libro da leggere. Romanzi fantastici, fumetti, strisce, giornali. Non sapevo raccoglier funghi ne castagne ne rubare negli orti altrui. Avevo paura e piangevo per niente . Per questo dovevo distinguermi in qualche modo . Bravo a correre , nato per correre , come diceva più avanti il “Lui” della canzone che cantava nelle mie orecchie.  Ed ero bravo ,  caspita se ero bravo !Nessuno riusciva mai a prendermi. Mi chiamavano Purosangue. Da qui il nome del mio blog. Perché correvo come un cavallo ancora da domare . Ero indomito. E avevo allegato al mio amore per la corsa quello della musica. Dentro e fuori di me. E possedevo i dischi. Per questo venivo invitato sempre alle feste. Poi rimanevo comunque, sparigliato, per l’intera serata. Ballavo da solo. Amavo ballare da solo , ad occhi chiusi. Speravo tanto che qualche ragazza venisse a stringermi le mani e a ballare con me . Ma questo non succedeva mai . Avevo solo alcune cose che mi distinguevano dagli altri e che erano solo mie. La musica, la passione per la cucina ,  la corsa. Ed io correvo sempre. Lo facevo al mattino mentre andavo a scuola con il peso dei libri ed il pomeriggio quando ne uscivo. Correvo mentre facevo le compere a mia mamma. Mentre mangiavo e mentre studiavo. Correvo perfino mentre andavo a letto. Facevo i gradini tre a tre, rischiando di rompermi l’osso del collo per quei gradini di casa mia , cosi ripidi.  Forse correvo anche nel sonno . Più tardi, poi,  prima e dopo il lavoro. Su quel lungomare napoletano ero in continua corsa. Ed era  come andare in barca a vela. Una volta ci sono andato ed è stata una sensazione bellissima. Diventi un corpo che taglia l’aria. O forse era l’aria a tagliare te .

Ed oggi , dopo alcuni mesi che i soli passi che riuscivi a fare , erano quelli da casa alla stazione del treno . Dal treno al lavoro e viceversa. Oggi , ho tentato il salto nel vuoto.  Ho sentito il tamburellare del mio cuore che mi diceva di fermarmi. Quasi mi implorava di farlo subito,  altrimenti scoppiavo . L’aria che mi entrava  ed usciva dal mio corpo mi toglieva il fiato. Sembrava  proprio che il cuore mi si staccava  dal petto. Proprio come le vele della barca in balia della burrasca.
Tutto il mondo mi è caduto addosso . Oggi ho sentito le risposte che arrivano alle sollecitazioni delle andature  dopo lunghi mesi di ferma . Oggi ho capito i miei limiti. Che sono sicuramente i limiti degli anni. “Ieri”  non mi sarei mai fermato. Oggi sapevo che dovevo proprio farlo , non ci sono altre soluzioni .
Per oggi sei chilometri possono bastare.
Peccato , supererò il mio limite la prossima volta . Non oggi . Non alla vigilia del giorno della Liberazione.